L'attività di coaching, non ancora molto diffusa in Italia, ha origini anglossassoni, e specialmente negli Stati Uniti la figura del Mental Coach è largamente utilizzata dagli anni 70.

Per spiegare cosa fa un Mental Coach mi piace utilizzare questo racconto di Milton Erickson, uno dei più grandi ipnotisti:

“Un giorno stavo tornando a casa da scuola, quando un cavallo, che era scappato con le redini sulla groppa, superò un gruppo di noi ed entrò nel campo di un contadino alla ricerca di un po’ di acqua da bere. Sudava abbondantemente, e il contadino non l’aveva visto, cosicché lo catturammo noi.

Io saltai in groppa al cavallo e, visto che aveva le briglie, presi in mano le redini e dissi:”Hop! Hop!”, indirizzandolo verso la strada. Sapevo che il cavallo avrebbe girato nella direzione giusta. E il cavallo si mise a trottare e a galoppare lungo la strada.

Ogni tanto si scordava di essere sulla strada e si buttava in qualche campo, allora io gli davo una scrollatina e richiamavo la sua attenzione sul fatto che era sulla strada che doveva stare.

E alla fine, a circa 6 chilometri da dove gli ero salito in groppa, si infilò nel recinto di una fattoria e il contadino disse: ”Dunque è così che è tornato quello scemo. Ma dove l’hai trovato?”, e io dissi:” A circa sei chilometri da qui”. “E come hai fatto a sapere che dovevi venire QUI?”. ”Io non lo sapevo”, risposi “Lo sapeva il cavallo. Io non ho fatto altro che mantenere la sua attenzione sulla strada"

Questo divertente aneddoto spiega esattamente quello che faccio: ti aiuto a ricordare di stare sulla strada, cioè a rimanere focalizzato, evitando che altre distrazioni ti allontanino dal tuo obiettivo finale.